L’ascolto della natura e il timore della sua devastazione da parte dell’uomo corrono come un filo rosso lungo tutta la produzione di Štěpan Zavřel. Alcune sue opere in particolare – Il sole ritrovato, La città dei fiori, L’ultimo albero – trattano esplicitamente temi ecologici attraverso una limpida narrazione quasi in forma di parabola. Non sono storie didascaliche o moralistiche. Piuttosto dei miti in miniatura, in cui le evenienze del reale si vestono dei colori delle fiabe. Raccontano come gli uomini, cedendo all’avidità di guadagno o alla frenesia di un consumismo insensato, abbiano spezzato l’antico rapporto di armonia con la natura, danneggiando gravemente l’ambiente. A volte il sole non compare più nel loro cielo, a volte i colori scompaiono, lasciando il posto a un opprimente grigiore. Oppure le colline franano, non cade più la pioggia, la vegetazione muore.
Gli uomini sono impotenti a riparare al disastro e l’infelicità si diffonde sulla terra. Finché non intervengono i bambini. Soltanto loro, infatti, possono fermare la catastrofe e guidare gli adulti a riannodare il dialogo spezzato con l’ecosistema. Perché i bambini quel dialogo dentro di sé non l’hanno mai interrotto, sul filo del rapporto emotivo ed empatico che sanno instaurare con il mondo della natura. A loro Zavřel affida un appassionato messaggio: “Sta nelle vostre piccole mani, bambini, nella vostra consapevolezza e nella vostra tenacia, la salvezza di questo fragile pianeta”.
Le opere che vedete esposte nel Museo sono eseguite ad acquerello e pastello.