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In cammino con Dio

Štěpán Zavřel

Nei primi due capitoli di Genesi, di cui Štěpán Zàvrel illustra in queste tavole qualche fermo immagine, il giardino diviene luogo mitico della creazione. In essa la spontaneità dell’energia biotica convive con un ‘ordine’ che pone gli esseri uno accanto all’altro. Zàvrel riesce a trasmettere entrambe le sensazioni. La levità pittorica con cui raffigura piante, cieli, animali, scorci, sa rendere nel modo più naturale il fantasioso gorgogliare degli esseri che si dilata in continua trasformazione. Nello stesso tempo questa molteplicità non produce mai disordine, ma genera sempre armonia. È un concerto di forme costantemente in equilibrio. Deve però sorprendere la spartizione di scenari che Zàvrel allestisce in questo dittico. Gli animali scorrazzano liberi in un paesaggio arioso che invita gli occhi verso orizzonti lontani. Sembra un dolce paesaggio italiano. Domina una grande calma e tutti hanno il loro spazio. La coppia umana invece si trova immersa in una fitta trama vegetale in cui non si distingue il privilegio dalla solitudine. I loro occhi guardano verso di noi, i loro simili, pieni di una consapevolezza che non possono condividere con gli altri esseri viventi. Il dono della coscienza accende lo sguardo e cambia la realtà. Per Eva e Adamo (forse la prima volta nell’arte Adamo ha i baffi e il pizzetto) il giardino assomiglia più a un bosco, anzi a una giungla, come in una pagina salgariana, un fitto ginepraio più che un luogo di delizie. Questa gara di verdi e blu, vigorosi e tonici, porta peso a una situazione che nel contempo compiace e seduce. Quei due sono felici o preoccupati? Le piante li avvolgono quasi completamente. Li proteggono o li imprigionano? Gli sguardi in effetti sembrano in bilico. Il bosco, con le sue penombre e i suoi labirinti, sembra già dentro di loro. Il cuore umano è più intricato di una foresta.
Le opere che vedete esposte nel Museo sono eseguite ad acrilico.